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Nel 1919, due anni dopo la Rivoluzione d’ottobre, a Mosca Lenin fonda la Terza internazionale comunista che ha il compito di diffondere l’azione rivoluzionaria che i partiti socialisti europei non avevano saputo ancora organizzare.
L’anno successivo, il Secondo congresso sancisce le condizioni per farne parte: tra queste vi è la rottura con i partiti riformisti e l’assunzione del modello bolscevico. In Francia, la frazione comunista del Partito socialista accetta e nel 1920, con il congresso di Tours, nasce il Partito comunista francese (Pci) che aderisce alla Terza internazionale.
Nello stesso anno a Parigi si affaccia anche il movimento Dada. Si avvicina in punta di piedi, contrariamente a come ci si potrebbe immaginare conoscendone, anche solo un po’, le precedenti effervescenze svizzere. Il suo arrivo è accolto in sordina:
nessuna esplosione di fuochi d’artificio ne un corteo d’onore che, dopo aver attraversato la città e la Senna, raggiunga la “rive gauche” per fermarsi in tutti i caffè dove, dall’inizio degli anni Venti, è possibile incontrare gli artisti, i poeti e gli intellettuali protagonisti della scena culturale più “a la page”, quell’ultima generazione di bohémien che, dopo la fine della guerra, è scesa dall’esilio della Butte rouge (come veniva chiamato il “villaggio” sulla collina di Montmartre, famoso dai tempi dell’eroica resi-stenza nei “giorni di sangue” che posero fine alla Comune del 1871) e che si è stabilita dall’altra parte del Fiume, tra Saint-Ger-main-des-Prés e Montparnasse, in un quartiere dove la tradizio-ne culturale del passato e quella moderna si incrociano e si so-vrappongono. In questa zona vi sono, infatti, sia l’università della Sorbona che le nuove case editrici, le gallerie d’arte contempo-ranea, le librerie straniere e, da qualche anno, anche gli atelier dei pittori moderni. Con poco rumore Tristan Tzara, il leader del dadaismo, approda sulla riva sinistra della Senna. La sera del 17 gennaio 1920 il poeta rumeno scende dal treno alla gare de l’Est e si reca, con in mano una piccola valigia contenente il «microbo vergine» dadaista - come l’aveva definito lo stesso Tzara nel Manifèsto sull’amore debole e l’amore amaro -, a bussare alla porta della nuova casa dei suoi amici, i Picabia. Anche Francis Picabia e arrivato a Parigi soltanto da pochi mesi. Questo pittore estremista, di famiglia agiata, nato in Francia ma di origine cubana, nei primi anni del secolo fulmina con il suo virtuosismo il mondo dell'arte accademica e partecipa all'inizio degli anni Dieci - insieme a Marcel Duchamp, ai fratelli scultori di quest'ultimo, ai pittori Gleizes,
Delaunay e Léger che sono prima vicini al movimento fauve e poi al cubismo, e anche insieme ad alcuni poeti tra cui Ribemont-Dessaignes - a un primo movimento per il rinnovamento dell'arte. Le riflessioni di questi artisti - che portano alla svolta dell'orfìsmo e alla mostra parigina della Section d'or nel 1912 avevano origine dalla messa in discussione dei ruoli tradizionali del pittore e del poeta. Tutti erano animati da uno spirito ribelle e anticonformista, assai simile a quello che muoveva o aveva mosso fino allora i giovani vicini all'avanguardia; si proponevano una ricerca linguistica e formale che fosse di rottura ma che sapesse esprimere anche la loro conoscenza della tradizione pittorica e la volontà di rinnovarla a partire da una diversa capacità ideativa e tecnica.
Nel 1913 un'opera di Picabia, Udnie {T,a danza alla/onte), aveva fatto scalpore a New York, all'importantissima mostra del l'Armory Show, assieme al famoso Nudo che scende le scale dipinto da Duchamp. Picabia aveva seguito il suo quadro in America; in quell'occasione aveva conosciuto il fotografo Stieglitz, animatore dell'avanguardia americana, e aveva partecipato alle iniziative della sua galleria d'arte. Tornato negli Stati Uniti allo scoppio della guerra - come anche Duchamp che nel 1915 aveva cominciato a realizzare proprio a New York la sua grande opera-manifesto su vetro, La mariée mise a nu par ses célibataires, méme (o Grande vetro), Picabia dipinge le sue prime macchine "meccanomorfiche" e collabora alla rivista di Stieglitz, "291 ". Insieme a un artista americano, Man Ray, e a Duchamp, elabora e diffonde dall'altra parte dell'oceano un progetto artistico dallo spirito nichilista analogo a quello che orienterà di lì a poco i dadaisti zurighesi. Costretto da una lunga convalescenza a tornare in Europa, Picabia fonda nel 1917 a Barcellona una nuova rivista sul modello di quella newyorkese e la chiama, non per caso, "391”. I primi quattro numeri sono pubblicati in Spagna, i successivi tre in America, dove Picabia soggiorna ancora brevemente, sempre nel 1917, Dall'anno successivo il pittore è in Svizzera (dove esce l’ottavo numero di "391 "), prima a Losanna e poi a Zurigo: qui finalmente incontra i dadaisti e fa amicizia con il loro leader, Tristan Tzara.
All'inizio del 1920 Picabia è arrivato a Parigi da poco, ma ha avuto tempo sufficiente per riannodare relazioni, stringere nuovi e proficui rapporti con artisti e poeti dell'ultima generazione e, soprattutto, per riprendere, assai in fretta, la pubblicazione di "391". La rivista è, da subito, il ponte che collega l'ultima fase dell'esperienza zurighese di Dada e la nuova e diversa scena francese. Fin dai primi numeri usciti in quell'inverno a Parigi la pubblicazione si avvale della collaborazione di un gruppo di giovani poeti che, un po' scontenti delle nuove tendenze letterarie e del purismo classicista in voga, si sono messi alla ricerca dello "spirito moderno" poetico di cui profeta e maestro era stato Guillaume Apollinaire, morto nel 1918, e hanno fondato, nel 1919, una rivista d'avanguardia, "Littérature". Apollinaire, la figura guida del modernismo, nel 1917 aveva definito la sua opera Les mamelles de Tirésias un «dramma surrealista», introducendo nel lessico delle arti questo nuovo termine che aveva sostituito quello di «sur-naturalista».
Rivendicando l'invenzione del concetto, Andre Breton, diversi anni più tardi, nel Manifesto del .surrealismo del 1924, scriverà: «Bisognerebbe essere in mala fede per contestare il diritto che abbiamo di usare la parola Surrealismo nel senso particolarissimo in cui la intendiamo, perché e chiaro che prima di noi questa parola non aveva avuto fortuna»; e per spiegare meglio il programma dei surrealisti, aggiungerà: «Surrealismo, n. m. Automatismo psichico puro col quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente, sia per iscritto, sia in qualsiasi altro modo, il funzionamento reale del pensiero. Dettato del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale. Encicl. Filos. Il surrealismo si fonda sull'idea di un grado di realtà superiore connesso a certe forme d'associazioni finora trascurate, sull'onnipotenza del sogno, sul gioco disinteressato del pensiero. Tende a liquida re definitivamente tutti gli altri meccanismi psichici e a sostituirsi a essi nella risoluzione dei principali problemi della vita. Hanno fatto atto di SURREALISMO ASSOLUTO Aragon, Baron, Roiifard, Breton, Cairive, Crevei, Delteil, Desnos, Eluard, Gerard, Limbour, Malkine, Morise, Naville, Noli, Péret, Picon, Soupault, Vìtrac». In queste poche frasi sono contenuti i nodi fondamentali del pensiero surrealista da cui possiamo già enucleare una chiave:
l'ispirazione, per i poeti surrealisti, non è nella realtà quotidiana, logica e razionale, bensì "altrove", in una dimensione superiore e libera che originariamente apparteneva a tutti ma è stata rimossa o dimenticata e può essere riconquistata solo attraverso l'immaginazione o il sogno: chiesta dimensione è la "surrealtà".
In senso meno programmatico, lo stesso dettato orienterà anche i più importanti pittori che aderiranno al movimento (per esempio il tedesco Max Ernst, l'alsaziano Hans-Jean Arp, i francesi Andre Masson e Yvcs Tanguy, i belgi Rene Magritte e Paul Delvaux, lo spagnolo Salvador Dalì e il catalano Joan Mirò), artisti nati tutti tra la metà degli anni Novanta e l'inizio del nuovo secolo, che non esprimeranno però collettivamente (a differenza di quello che avevano fatto già nel 1910 i colleghi futuristi) le loro riflessioni tecniche sulla pittura surrealista, lasciando anche questo aspetto alla penna ufficiale del leader Breton che nel 1928scriverà infatti Le surrealismo et la peinture.
Tra i nomi dei sottoscrittori del manifesto del 1924 abbiamo letto quelli di Louis Aragon, Andre Breton, Paul Eluard, Benjamin Péret e Philippe Soupault: questi poeti sono gli inventori e i principali promotori del movimento. Alla fine della guerra sono tutti molto giovani, hanno poco più di vent'anni, e si sono conosciuti, tramite Apollinaire, durante gli ultimi anni del conflitto. Sono spinti dallo stesso desiderio: quello di rinnovare, a ogni costo, il linguaggio e la forma letteraria e artistica; e sono motivati da una sola medesima necessità (naturalmente in comune con molti giovani di quella generazione, cresciuta durante la prima guerra mondiale): il cambiamento, la trasformazione. Il capovolgimento, in poche parole, di tutto: a partire da loro stessi per arrivare alla poesia e all'arte ma soprattutto al mondo. Un mondo che, per questi giovani, funziona davvero male; nel quale gli uomini non sono uguali, non hanno gli stessi diritti e certo non hanno gli stessi doveri. Un mondo nel quale le persone non sono affatto libere. O meglio, dove le persone non sanno più riconoscere la libertà perché hanno perso la capacità di immaginare e di desiderare, due azioni fondamentali affinché ognuno possa costruire autonomamente e in armonia la propria vita. Nel marzo del 1919 dunque, solo quattro mesi dopo la vittoria degli Alleati contro gli Imperi centrali e la restaurazione della pace europea (e un anno prima che Dada approdi a Parigi) Breton e i suoi compagni fondano una rivista chiamandola"letterature". In uno dei primissimi numeri - fatto piuttosto illuminante.sulle intenzioni degli ideatori del nuovo periodico -viene pubblicato un inedito di Arthur Rimbaud, un poeta considerato ancora "maledetto". Si tratta di Les mains de Jcanne-Marie, una composi/ione scritta durante Ì "giorni di sangue" del maggio 187] in ricordo di una ragazza comunarda. E una scelta che la dice davvero lunga: il gruppo si è dato il compito di fondare una nuova "tradizione" letteraria aprendo all'innovazione – sia estetica che politica - proprio a partire dal recupero di una par- te della tradizione poetica passata. Anche l'avanguardia, massima espressione della rottura del "moderno", intende dunque richiamarsi esplicitamente alla tradizione: non nega il passato la cui conoscenza è imprescindibile per costruire un nuovo, autentico e innovatore linguaggio del presente. I primi venti numeri di "letterature", dal 1919 al 1921, sono diretti in collaborazione da Breton, Aragon e Soupault.
Philippe Soapault, poeta e scrittore, è nato a Chaville nel 1897. Rampollo della buona borghesia, conosce Proust a diciassette anni e forse anche per questo comincia a scrivere. Invia il suo primo poema ad Apollinaire presso il quale, nel 1917, diventa amico di Breton. Tra i due si stabilisce subito un legame di complicità e collaborazione che li porta a comporre a quattro mani il primo poema automatico e a dar vita al progetto surrealista. La loro amicizia durerà fino al 1926, quando il gruppo dirigente del movimento surrealista, Breton in testa, nel processo di avvicinamento al Partito comunista francese ~ sancito con l'iscrizione di Breton, Aragon, Péret, Eluard, Unik, avvenuta nel 1927, procederà alle prime epurazioni dei dissidenti: Soupault, che è troppo estremista per iscriversi a un partito, sarà uno dei primo esclusi insieme ad Antonin Artaud. In quell'occasione Brclon scriverà contro di loro - e in particolare contro l'eretico Artaud accusato di essere, senza alcuna giustificazione, solamente «un rivoluzionario dello spirito» - un pamphlet dai toni assai aspri:
Alla luce del sole, che è anche l'atto ufficiale di adesione al comunismo. Ma ai tempi della nascita di "Littérature" l'amicizia tra Breton e Soupault è appena cominciata.
Anche Louis Aragon fa amicizia con Breton nel 1917, mentre la guerra infuria e sta trionfando la prima rivoluzione comunista della storia. I due si conoscono all'ospedale parigino diValde-Gràee dove Breton - che ha compiuto studi di medicina - viene trasferito come psichiatra. Nato a Parigi nel 1897, Argon sarà il surrealista più "engagé". Intorno a lui, laceralo tin dagli anni Venti da una controversa doppia militanza (non riesce ad armoniy.fare la sua identità surrealista e poetica con l'appartenenza politica e a metà degli anni Trenta opterà per lo stalinismo del Pcf rinnegando il surrealismo), si sviluppa nel 1932 un vero e proprio "affaire" in seguito alla censura di un suo poema politico e antimilitarista, circostanza in cui otterrà ancora la solidarietà incondizionata dei surrealisti.
Prima di fondare "Littérature", Breton, Arag'on e Soupault avevano collaborato, durante gli ultimi mesi di guerra, alla rivista di Pierre Reverdy "Nord-Sud" e avevano avuto l'occasione di sfogliare i primi numeri di una curiosa rivista che da poco si stampava in Svizzera: "Dada". Inoltre, nel 1917 Breton aveva assistito alla prima parigina del «drame surrealiste» di Apollinaire Les mamelles de Tirésias durante la quale il protodadaista Jacques Vaché, con intento provocatorio, era entrato m platea spianando una pistola carica contro il pubblico. Breton giudicherà questo gesto così estremo un grande «atto surrealista» e successivamente interpreterà come una significativa manifestazione di surrealismo integrale anche l'emblematico suicidio (per overdose d'oppio) dello stesso Vaché, che si toglierà la vita nel 1919 a Nantes. I primi numeri di "Littérature" sono essenzialmente una palestra per autori già affermati o addirittura canonici dell'avanguardia francese. Autori verso i quali i giovani poeti sentivano di avere ancora un debito stilistico. Viene pubblicato intatti un compendio di buona scrittura moderna: da Gide a Vatéry, Fargue, Jacob, Cendrars e Reverdy; ma è anche promosso il ripescaggio di autori quasi dimenticati come Isidore Ducasse, Lautréamont - poeta pardcolarmentc amato da Breton, Aragon e Soupault del quale i giovani amici hanno addirittura ritrovato alcuni poemi poco noti in una rarissima edizione originale conservata alla Bibliothèque Nationale - o anche autori sconosciuti ai più come appunto il citato Jacques Vaché di cui si apprezzano le lettere di guerra. Breton si era così affezionato a Vaché da ricordarlo poi affettuosamente sia nel lungo elenco dei protosurrealisti in fondo al manifesto del 1924 - che si conclude con le parole; «Vaché est surrealiste en mei» (Vaché è surrealista dentro di me) - sia in Les champs magnétiques: «Fra tutti i passanti che sono scivolati su di me, il più bello, scomparendo, m'ha lascialo questo ciuffo di capelli, queste violacciocche senza le quali io sarei perduto per voi. Egli doveva necessariamente tornare sui suoi passi prima di me. Lo piango».
Dal dicembre 1919 "Littérature" comincia ad acquistare una veste più esplicitamente sperimentale; Breton e Soupault hanno inventato, durante l'estate, il "dettato automatico", un nuovo procedimento creativo che permette alla poesia di sgorgare dall'inconscio senza nessuna mediazione, ne culturale ne stilistica ma, semplicemente, dando voce all'ininterrotto flusso psichico. Hanno scritto insieme i quaderni automatici degli Champs magnetiqes, di cui "Liltérature" anticipa ampi stralci e che saranno pubblicati integralmente nel 1921. Si tratta della prima opera "surrealista" nella quale non è importante riconoscere le diverse mani perché le penne dei due scrittori funzionano semplicemente come dei ripetitori dell'inconscio, permettendo al loro io più autentico di parlare senza freni. Il risultato rimette in discussione il linguaggio come strumento di comunicazione logico, sottraendo le parole al loro potere comunicativo e spogliandole da una funzione esclusivamente utilitaristica: la poesia, come verrà ribadito dal manifesto di Breton, può esprimere attraverso libere associazioni un diverso rapporto con la realtà. La scommessa è quella di riuscire a sconvolgere l'ordinamento del linguaggio, che rispecchia l'ordinamento sociale, per turbarne le convenzioni e capovolgerne l'assetto.
Anche la pittura o la scultura potranno raggiungere lo stesso risultato?
Breton e Soupault tra i poeti e, con un leggero ritardo, Max Ernst tra gli artisti stanno portando avanti una ricerca per trasformare il linguaggio dell'arte che, pur movendo da un assunto simile a quello di Dada, non si limita a smontare e a di-struggere: infatti il processo automatico permette di creare un altro sistema espressivo proprio a partire dallo "sregolamento" sistematico di quello convenzionale. Il problema di Breton è già quello di rifondare. Non c'è più bisogno di un codice logico a priori ne del controllo razionale: lo scopo è sempre quello di confondere i sensi, ma per rimetterli in processo. Questa confusione, questo spiazzamento, apparentemente irrazionale, avrà infatti un risultato estremamente concreto: il raggiungimento di una nuova conoscenza, la trasformazione della realtà, attraverso la "surrealtà", in una nuova realtà migliore: un progetto globale di trasformazione. Ma la realtà non si cambia se non a parure dal cambiamento dell'individuo: «'Trasformare il mondo" ha detto Marx, "cambiare la vita", ha detto Rimbaud: per noi queste due parole d'ordine fanno tutt'uno», dice Breton. Questa sarà la linea del movimento surrealista.
Durante la breve stagione del Dada parigino "Liltérature" cambia completamente orientamento radicalizzando in senso nichilista, o meglio dadaista, le precedenti scelte formali e anche le intuizioni automatiche. Non si tratta tuttavia di una novità: fin dal primo numero, infatti, era già evidente l'interesse che i giovani poeti francesi nutrivano per le attività del Cabaret Voltaire il celebre locale zurighese dove avevano luogo gli spettacoli multimediali dei dadaisti - e per quella di Tzara in particolare, ed era stato Breton, a nome del gruppo di "Littérature", a insistere affinché il leader di Dada lasciasse Zurigo per trasferirsi definitivamente a Parigi.
L'esperienza di "Littérature" - che già dal quarto numero (settembre 1922) della seconda serie (ne comprenderà in tutto tredici) è passata totalmente nelle mani del solo Breton, sempre più indiscusso leader e teorico del gruppo - si conclude nel 1924, l'anno in cui Breton scrive il Manifesto del surrealismo che stabilisce i nuovi contenuti e la volontà rivoluzionaria del movimento. Il nuovo organo del surrealismo diventa "La Révolution Surrealiste", una rivista ideata, elaborata e redatta all'interno del Bureau centrai de recherches surréalistes, il laboratorio "ufficiale" di creazione artistica e propaganda estetica e politica del movimento alla cui direzione sarà chiamato nel 1925 quel grande
rivoluzionario della cultura che è stato Antonin Artaud.

Testi tratti da:

GIUNTI

ART DOSSIER