Raccontare Paolo Laconi e la sua pittura in due parole, come si conviene ad un vernissage, significa un po’ attingere al filone deamicisiano di sentimenti e della poesia, traducibili cioè come patos e affabulazione: gli ingredienti che Paolo Laconi è riuscito ad esprimere nell’arte di Appelle, ossia nella pittura.
Ignoro le sue origini lontane, ma penso che affondino le loro radici nella natura dell’uomo e della sua stessa vita. Ultimogenito di una famiglia di tredici figli con una inevitabile iscrizione al quarto stato da Polizza da Volpedo, con un destino quasi segnato ma non certo rassegnato, fatto di pochi studi e molto lavoro operò con tutta la forza e le tensioni che può dare solo quella “Patria del cuore, come mirabilmente chiamò la famiglia Giuseppe Mazzini. Ma come disse un altro grande della nostra letteratura, Giosuè Carducci, non c’è forza più feconda della luce dello spirito, quello che doveva fare di Paolo Laconi un artista della tavolozza.

(Sergio Congia)

Paolo Laconi